Stelle di pietra.
Le incisioni rupestri di Monte Cotrozzi e le origini di Lucca.

Viareggio (Lu), Giovane Holden Edizioni, 2011
Saggio di archeoastronomia

In provincia di Lucca c’è un monticello che cela un mistero all’apparenza insolubile: Monte Cotrozzi e le sue incisioni rupestri fatte di fori, canaletti e coppelle uniti in un reticolato indecifrabile. Nessuno sa dare ragione di un simile enigma e le ipotesi di appassionati e “addetti ai lavori” si arrendono prive di appigli scientifici e riscontri concreti. Gli autori raccolgono una serie di dati attingendo alle più varie discipline: dall’archeologia alla storia dell’arte, dalla linguistica all’antropologia per giungere infine all’astronomia. Solo unendo i contributi di ogni singola scienza inizia a delinearsi un percorso, un filo rosso, una via possibile per interpretare quei segni misteriosi e l’ipotesi di lettura che ne nasce si rivela straordinaria e semplice allo stesso tempo, quasi scontata, conferma dell’intima natura umana, delle nostre ataviche e inalienabili necessità. Un viaggio alle origini non solo di Lucca, ma di quel primordiale bisogno di eternità che ci ha reso uomini, animali coscienti di se stessi e del proprio tempo, e per questo desiderosi di andare oltre, di lasciare una traccia di sé fino a confondersi con ciò che di più duraturo “possediamo”, le stelle.

Disponibile in formato ebook

L’abate innamorato.
Sul nome e la storia della Fossa dell’Abate.

In “Campus Maior. Rivista di Studi Camaioresi”, Istituto Storico Lucchese Sezione di Camaiore, 2016, pp. 25-43
Articolo di toponomastica

La Fossa dell’Abate è uno dei corsi d’acqua più antichi e celebri della costa versiliese. Posto al confine tra il Comune di Viareggio e quello di Camaiore, segna la storia di queste terre sin dalla tarda antichità. Sul suo nome si sono via via accumulate leggende: narrano di vite immolate alla castità e di amori proibiti, di fantasmi inqueti che tutt’oggi popolerebbero la marina dove il fosso finisce la sua corsa. I documenti ci parlano di una vitale comunità monastica e di un territorio assai diverso da come si presenta ai giorni nostri.
Perché un fosso ricorda nel nome un uomo di fede? E, nello specifico, di quale Abate si tratterebbe?

Nel nome del Burlamacca.
Riflessioni linguistiche sul celebre idronimo viareggino.

In “Quadreni di storia e cultura viareggina”, Istituto Storico Lucchese Sezione di Viareggio, 6 2013, pp. 7-20.
Articolo di toponomastica

Burlamacca. Un nome che è esso stesso la storia di Viareggio.
Un nome a tal punto celebre da finire, secoli più tardi, frammisto ad altre mille suggestioni, nel nome della celebre maschera Burlamacco, creata dal futurista Bonetti negli anni Trenta, quando il Carnevale di Viareggio era nel pieno della sua trionfale giovinezza.
Le origini del corso d’acqua si perdono nelle brume delle nefaste Fosse Papiriane, al tempo dei Romani, quando la vasta palude tra Montramito e il mare era ben lungi dall’essere domata. Poi, lungo i secoli, il canale è andato via via a ingrandirsi, divenendo la principale arteria di comunicazione via acqua tra l’entroterra e il mare.
Il suo nome è sempre stato un mistero: bastano a spiegarne la genesi il legame con la famiglia Burlamacchi o quella con la maschera del Carnevale?
Nomina sunt consequentia rerum. E anche per il Burlamacca, la verità sta probabilmente nella natura della “cosa” cioè del luogo in cui si trova…
Si presenta qui, per la prima volta, una nuova ipotesi etimologica sull’idronimo viareggino per antonomasia, che potrebbe finalmente gettare luce sulla sua antica origine.

 

Altre pubblicazioni

Ho scritto anche due romanzi, Sabbia. Il potere della parola (2005) e Ballando al buio (2008) e una raccolta di liriche, Notteggiorno. Esercizi di poesia (2007).
Beh, ognuno ha i suoi scheletri nell’armadio… Ma capirai: all’epoca ero solo un giovane letterato che sognava di fare lo scrittore.